evoluzione lingua italiana

L’evoluzione della lingua italiana: neologismi e #paroledasalvare

Di anno in anno, assistiamo ad una continua e inarrestabile evoluzione della lingua italiana. Attraverso l’utilizzo dei media e, in particolare, dei social, la comunicazione è diventata sempre più sintetica e immediata, arricchita di neologismi e prestiti, ovvero parole riprese da altre lingue e italianizzate. Per avere un’idea di questo incalzante fenomeno linguistico ci basta semplicemente ascoltare la radio, guardare la TV o dare un’occhiata ai contenuti che circolano in rete.

Parole nuove e altre (quasi) dimenticate

Dal “plogging” alle “antibufale”, dallo “stalkerare” allo “spoilerare”, dal “buare” al “blastare”: ecco soltanto alcuni esempi delle nuove voci entrate a far parte del nostro vocabolario in questo ultimo anno. La loro ragion d’essere, anzi, in certi casi di nascere, sta proprio nel rendere più semplice e completa la comunicazione fra i parlanti, soddisfacendo l’esigenza di rintracciare ulteriori sfumature di significato per definire e descrivere cose, attività o realtà totalmente nuove.

Tuttavia, se da un canto si registra la diffusione di un numero sempre crescente di nuove parole, di contro, un numero altrettanto considerevole rischia nel tempo di finire in disuso. Si tratta di lemmi poco utilizzati nel linguaggio comune, orale o scritto, spesso ormai obsoleti alle orecchie della maggior parte dei parlanti, al punto tale da rischiare di essere addirittura dimenticati.

dizionario lingua italiana
Font: https://pixabay.com/it/images/search/dizionario/

Se vi chiedessi adesso, su due piedi, il significato di “esimio”, “vivido” o “impavido”?  Probabilmente riuscireste a descrivere il senso di queste parole senza grandi difficoltà. E se scegliessi invece “laconico”, “pusillanime” o “solerte”? Qualche ricordo scolastico potrebbe affiorare, magari le avrete lette da qualche parte o sentite nominare in passato un paio di volte, oppure no.

Un maxi Zingarelli per “salvare” le parole

Negli ultimi anni, parole come queste appena citate sono state contrassegnate sul vocabolario da una croce che le identifica come arcaiche e desuete, in quanto raramente utilizzate nel linguaggio quotidiano. La nuova edizione 2020 del dizionario Zingarelli riporterà invece un piccolo trifoglio accanto a 3126 termini a rischio estinzione, al fine di sottolinearne la precarietà e invitare pertanto ogni parlante ad utilizzarli più spesso. Sono proprio le parole, queste piccole ricchezze lessicali, ad essere inoltre protagoniste della speciale iniziativa itinerante #paroledasalvare, promossa dalla casa editrice Zanichelli con l’obiettivo di salvaguardare l’impoverimento lessicale della lingua italiana. Dopo aver coinvolto le principali città italiane (Milano, Torino, Firenze, Bologna, Bari), il tour si concluderà a Palermo, svolgendosi a Piazza S. Domenico dal 31 Ottobre al 7 Novembre.

Ma com’è possibile “salvare” una parola? All’interno di #AreaZ, una «zona a lessico illimitato in cui trovare le parole giuste per esprimere il mondo», come spiegano gli stessi organizzatori, sarà presente una grande istallazione dalle sembianze di vocabolario della lingua italiana. In #AreaZ, tutti sono invitati a scegliere una parola e a prendersene cura, riscoprendone il significato e promuovendone la diffusione e l’utilizzo. Sulla quarta di copertina della maxi riproduzione dello Zingarelli, infatti, un monitor touchscreen proporrà a rotazione 5 dei 3126 lemmi da salvare. Una volta scelto il termine da “adottare”, il sistema consentirà di condividerlo insieme al suo significato direttamente sui nostri profili Facebook e Instagram. In alternativa ai social, sarà invece possibile ricevere una cartolina cartacea contenente la parola “salvata” da spedire o conservare.

zingarelli lingua italiana
Fonte: https://www.zanichelli.it/comunicazione/appuntamenti/in-programma

Il progetto si pone l’obiettivo di offrire a tutti l’opportunità di arricchire la comunicazione e il proprio lessico quotidiano attraverso la scelta di un numero sempre maggiore di parole, non soltanto nuove e di recente introduzione ma anche posteriori, legate al passato e alla storia della lingua italiana.

La nostra è dunque una grande responsabilità. Non dobbiamo infatti dimenticarci che siamo proprio noi, in quanto parlanti e utenti dell’italiano, a decretare la vita o la morte di una parola attraverso il suo utilizzo nel linguaggio di tutti i giorni o il suo progressivo abbandono. Saremo in grado di preservare il nostro patrimonio lessicale nella maniera più opportuna? Il destino di 3126 parole è nelle nostre mani o, meglio, nelle nostre frasi del domani.

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