Per Tik Tok un 2020 tutto in salita: il CEO Kevin Mayer lascia dopo appena 3 mesi

Scritto da Gabriele Rigano

Agosto 27, 2020

Il CEO di Tik Tok, Kevin Mayer, ha deciso di lasciare la compagnia cinese regina dei brevi video musicali, dopo appena 3 mesi di attività. A darne per primo la notizia il Financial Times che ha rintracciato la comunicazione ufficiale in una mail interna. Il motivo? Una serie di cambiamenti nel “contesto politico” che renderebbero indispensabile una revisione della “struttura interna della compagnia”.

Kevin Mayer non è proprio un novellino: è stato un membro di spicco in Disney, coordinando il lancio della nuova fortunata app di streaming video Disney+. Ha inoltre seguito da vicino alcune tra le acquisizioni più rilevanti del colosso dell’intrattenimento, tra cui Marvel nel 2009, Lucasfilm nel 2012 e della 21st Century Fox l’anno scorso.

Questa è soltanto l’ultima delle cattive notizie che hanno colpito il social preferito dai giovanissimi e la sua proprietaria, ByteDance. Per Tik Tok il 2020 non è stato un anno roseo, in effetti. 

A mettere in difficoltà la compagnia è stata, in particolare, una serie di provvedimenti di gravità crescente messi in atto dall’attuale amministrazione Trump.

Già il 7 luglio scorso, il Segretario di Stato, Mike Pompeo, aveva annunciato alcuni provvedimenti per arginare il pericolo proveniente dalle tech companies cinesi, sospettate di utilizzare impropriamente i dati degli utenti americani che ne utilizzano servizi e prodotti.

Il 6 agosto il POTUS in persona, Donald J. Trump, ha deciso di inserire la ByteDance in una lista di “straordinarie minacce alla sicurezza nazionale” (insieme a Huawei per fare un nome) contenuta nell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). In più, ha sancito che tutte le attività di base in America del social network cinese dovranno essere cedute entro il 20 settembre di quest’anno ad una compagnia americana, pena l’esclusione definitiva dell’applicazione dal territorio statunitense.

Al momento, le trattative più promettenti sembrano essere quelle con Microsoft che ha dichiarato di poter concludere l’affare già entro il 15 settembre. Diversi altri nomi di rilievo si sono avvicendati nei giorni scorsi, come Twitter, Oracle e Netflix, attirati dall’eccezionale possibilità di rivaleggiare con Instagram e YouTube sul loro stesso terreno.

Il 24 agosto, infine, Tik Tok ha deciso di reagire citando in giudizio la stessa amministrazione Trump per l’ingiusta esclusione dal mercato americano. Un mercato da ben 100 milioni di utenti. Non proprio briciole, insomma.

Il futuro (prossimo) di Tik Tok nel 2020

Be’, inutile dire che il danno provocato da queste decisioni sarà catastrofico per l’azienda cinese. Il duello Tik Tok vs. Trump, al di là del risultato finale o di chi abbia ragione, rischia di danneggiare qualcosa di più importante del bilancio.

Ad essere in bilico è la stessa credibilità dell’applicazione, e, cosa ancora più grave, non soltanto sul territorio americano. Non sono pochi gli utenti che si stanno ponendo domande come: “Ma perché il governo statunitense ha deciso addirittura di escludere Tik Tok dal suo paese? È davvero soltanto l’ennesimo attacco economico alla Cina, o c’è un fondo di verità?”.

Dopotutto, in quanto social network, Tik Tok deve garantire la sicurezza dei dati dei suoi utenti e il loro corretto e trasparente utilizzo se vuole continuare ad offrire il suo servizio.

La credibilità, in questo settore, è più importante del mero guadagno e può determinare rapidamente la disfatta del più grande dei big players in pochi mesi, influenzando stakeholders, azionisti e titoli in borsa. Sarà questo il destino di Tik Tok per questo 2020? Ai posteri l’ardua sentenza.

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