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Liliana Segre e gli insulti online: una battaglia sempre più reale

Abbiamo spesso parlato, purtroppo, di come i social possano essere veicolo di odio, discriminazione, paura. Di quanto sia importante assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei contenuti che pubblichiamo. Di quali potessero essere le possibili soluzioni, perché non…

Ecco, perché non… cosa?

Cos’è di preciso che stiamo cercando di evitare? A cosa porre rimedio prima che sia troppo tardi? Cosa ci spaventa?

Posso dire che, almeno per quanto mi riguarda, quel che mi spaventa è sapere che una donna di invidiabile fibra morale e di altissimi valori, oggi nel 2019, debba camminare con una scorta armata per via degli insulti sui social network.

E già così, sarebbe abbastanza. Ma c’è di più. 

È una donna di 89 anni. È una senatrice a vita della Repubblica italiana. 

È una sopravvissuta all’olocausto.

UNA COMMISSIONE CONTRO L’ODIO

Ma cominciamo dall’inizio.

Il 30 ottobre di quest’anno viene approvata con 151 voti al Senato la formazione di una commissione contro il razzismo e l’antisemitismo. La proposta proviene da Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti e, adesso, presidente della sopracitata commissione.

I compiti della commissione sono principalmente due:

  1. Esaminare preventivamente le proposte di legge in materia ed eventualmente approvarle in maniera più celere del normale iter (compito di ogni commissione senatoriale nella propria materia d’appartenenza);
  2. Servire da stimolo a un dibattito politico che tenga maggiormente in considerazione fenomeni di discriminazione razziale, qualunque ne sia la forma.

Ora, una commissione del genere diciamo che si è resa, nostro malgrado, necessaria visto il clima di odio e paura che ormai sembra essersi stabilito un po’ in tutto lo stivale. Ci si aspetterebbe, quindi, che una proposta del genere venga approvata a larghissima maggioranza.

E così è stato, se non fosse per la coalizione di centro-destra che con i suoi 98 esponenti ha deciso di astenersi. Secondo il capitano Salvini il motivo sarebbe da ricondursi – sai che novità – alla sinistra che, a suo dire, avrebbe potuto bollare come razzismo un sano e inviolabile principio che anima il centrodestra italiano ormai da qualche anno, il #primagliitaliani.

L’odio contro la commissione

Premetto che qui non si mette in dubbio l’operato di questo o di quel partito, per carità.

È però certamente lecito assumere che un segnale di questo tipo da parte della classe politica possa aver incoraggiato, involontariamente, un’esplosione incontrollata del buon vecchio odio anti-semita contro Liliana Segre.

Quest’esplosione in questo caso è avvenuta principalmente attraverso i social network, sui quali la Segre ha dichiarato di aver ricevuto centinaia di insulti razzisti al giorno nel periodo di approvazione della commissione. Ma non solo.

Vi sono state anche manifestazioni ben più reali di un post di odio razziale, che hanno destato l’attenzione delle istituzioni. Da qui, la decisione di assegnare una scorta armata composta da due carabinieri alla senatrice a vita.

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Un’indecoroso striscione in occasione di un evento organizzato dalla senatrice. (https://tinyurl.com/y3c4g6a2)

DOMANDE, DOMANDE, DOMANDE…

La soluzione adottata sicuramente funge da deterrente contro qualunque malintenzionato, ma non è questo il punto.

Ciò che davvero ci interessa è se è possibile contrastare il problema. È la risposta, almeno al momento attuale, è più no che sì.

Da un punto di vista giuridico, anche se non sono certamente un esperto, contrastare ondate di insulti online di questo tipo è particolarmente complesso. Il volume di messaggi e post indirizzati alla senatrice a vita è molto al di là del controllo umano, e si tratta di una porzione relativamente piccola di utenti.

Anche se spesso lo fanno alla luce del sole, con nome e cognome in bella vista, i responsabili degli attacchi sono davvero troppi per essere perseguiti singolarmente.

Per di più non esistono gli strumenti giuridici per identificare con precisione tutte le sfumature di questi insulti. Quando un insulto viene considerato lesivo di un’altra persona sui social network? Quali sono i parametri per identificarli?

A questo si aggiunge la complessità e la natura viralità dei mezzi utilizzati. Condividere un post contenente un insulto è a sua volta reato?

Tutti questi interrogativi cominciano a essere un serio problema nell’identificare delle strategie efficaci contro un problema nato in rete, che adesso assume contorni sempre più definiti nella realtà.

MEGLIO UNA SOLUZIONE CONCRETA

Proprio per questo forse è il momento giusto per proporre delle soluzioni concrete.

Se c’è una speranza di prevenire, o quantomeno spegnere sul nascere, focolai di questo tipo, va ricercata nella possibilità di segnalare i post a base di odio. Abbiamo già parlato dell’importanza di una content policy efficace, ma a questo punto non è sufficiente.

Bisogna snellire le procedure di segnalazione dei contenuti. Anche se gli utenti possono segnalare, infatti, i tempi necessari ai vari social network per elaborare le richieste e risolverle sono ancora troppo lunghi e l’odio tende a diffondersi molto in fretta.

Quel che davvero servirebbe, quindi, è un intervento più strutturato e ben integrato con le istituzioni. Data la varietà di scenari internazionali in cui si muovono i social network, non è da escludere la possibilità di dare vita a vere e proprie ambasciate dove necessario.

Rappresentanze dei vari social, in grado, in situazioni particolarmente ostiche, di contrastare efficacemente fenomeni di questo tipo sia da un punto di vista sistemico che da un punto di vista giuridico.

In questo modo sarà possibile anche aumentare la velocità delle operazioni di segnalazione, potendo le istituzioni e le forze dell’ordine interfacciarsi direttamente con le piattaforme scambiandosi le informazioni necessarie molto più agevolmente.

Il tempo è tutto. Bloccare fin da subito determinati utenti e impedire la diffusione di certi post può essere vitale nel contrastare gli haters

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La folla di 5000 persone a Milano in sostegno di Liliana Segre. (cortesia di milano.repubblica.it)

COMBATTERE L’ODIO SENZA ODIARE

Nonostante la solidarietà del mondo politico e non, sembra che la senatrice abbia confidato di non avere intenzione di proseguire il suo lavoro con la commissione

In molti hanno cercato di dissuaderla, asserendo che mancando la sua guida verrebbe meno anche l’autorità e l’efficacia di questa commissione contro il razzismo.

Sinceramente, non mi sento di biasimarla se dovesse prendere questa decisione. Ha vissuto quel che è probabilmente l’evento più terrificante e brutale che la storia ricordi. Da bambina.

Chiederle anche questo da parte nostra è troppo. Noi abbiamo la possibilità di combattere. Noi abbiamo le energie che a lei, giustamente, mancano. Energie che però non vanno impiegate con post di solidarietà.

Perché anche se queste battaglie nascono dal web è nella vita di tutti i giorni che provocano i danni maggiori. Ed è lì che vanno combattute.

Per fortuna, qualcuno che combatte c’è. E sono convinto che ci sarà sempre. Credo.