Le criptovalute sono state una piccola rivoluzione nel mondo economico. Un’esplosione incontrollata, come se ne vedono ciclicamente in macroeconomia, che però finì per esaurirsi piuttosto in fretta. Un bagliore accecante che lasciò tutti confusi e abbagliati. 

L’idea era, in effetti, rivoluzionaria: una moneta virtuale, libera dal controllo dei colossi finanziari, il cui valore è slegato da qualunque bene materiale e gestito da una rete immensa di singoli utenti che processa le informazioni sulle transazioni e le cripta in maniera distribuita. Il sogno di ogni miner.

Oggi questo business ha perso l’attrattiva di un tempo: l’elenco di monete virtuali non fa che allungarsi, diluendo il valore effettivo di questa valuta. La speculazione iniziale, inoltre, ha portato il valore unitario di queste monete a una crescita esponenziale, rendendo ricchissimi gli early adopters ma creando anche una barriera all’ingresso insuperabile per i piccoli investitori. 

Eppure c’è chi ancora è pronto a scommettere parecchio su quest’idea. E quando un colosso come Facebook decide di investire, è bene tenere gli occhi aperti, perché le conseguenze sono imprevedibili.

Il club della Libra

La Libra di Facebook è in effetti una criptovaluta, ma con una fondamentale differenza: la blockchain, quindi la rete che ne rende possibili le transazioni, non è distribuita a livello mondiale ma circoscritto a un consorzio di partners, la Libra Association. Queste aziende, tra cui Uber, Spotify e Vodafone per citarne alcuni, ne garantiscono il valore e ne permettono la circolazione per acquistare i loro servizi.

A ideare questo sistema è stato un vero pioniere del settore dei pagamenti online: David Marcus, presidente di PayPal. La sua visione è quella di fare della Libra di Facebook un sistema economico parallelo e senza confini che potesse fare quello che la digitalizzazione fece tanti anni fa per le comunicazioni.

I dubbi sono ancora tanti però visto che il 3 ottobre PayPal stessa avrebbe abbandonato il progetto, non presentandosi a una riunione straordinaria indetta dallo stesso Zuckerberg. Un bel problema, considerato che proprio PayPal sarebbe stata fondamentale nel garantire la sicurezza delle transazioni, mettendo in campo la sua non indifferente infrastruttura, tra le più sicure e diffuse al mondo.

Un bel problema per Mark, che aveva promesso, entusiasta, il lancio della criptovaluta per il 2020. Ma i problemi per la “bilancia” (libra in latino significa proprio bilancia) di Facebook sono appena cominciati.

Libra
Bitcoin, Ethereum, Ripple. Le tre criptovalute di maggior valore.

Facebook banchiere? No, grazie

Una moneta social fa paura, e il motivo è presto detto.

La valuta di uno Stato potremmo dire che coincide con il suo sistema economico, ne è la base. Dopotutto è lo Stato che ne decide la circolazione, influenzando l’economia per mantenere l’intero sistema in equilibrio. 

Quando Zuckerberg e compagni decidono di dare vita a una cosa come Libra, significa che gli Stati in cui verrà utilizzata saranno costretti ad avere a che fare con una moneta sulla quale non hanno controllo. Di più, dovranno prendere accordi con un gruppo di aziende. Che tradotto, significa cedere parte del loro potere economico alla Libra Association.

Secondo alcune indiscrezioni dell’ultima ora, David Marcus avrebbe proposto una soluzione alternativa per risolvere il problema: dividere Libra in una serie di stablecoins per ognuna delle valute concorrenti, quindi una per la sterlina, per l’euro, per il dollaro e così via. In questo modo l’integrazione sarebbe certamente più semplice. Rimane, per quanto ne sappiamo, ancora un semplice suggerimento questo che la Libra Association non ha confermato.

Va comunque considerato, oltra a questo, il rischio riciclaggio: avendo una sorta di moneta personale, cosa impedirebbe alle aziende esterne al consorzio che ne consentiranno la circolazione di riciclare denaro o di nascondere parte dei loro profitti?

Abbandonate la nave o ogni speranza

Che poi, Facebook non è che stia tanto simpatico alla politica, men che meno a quella americana. Ricordate lo scandalo di Cambrige Analytica? Milioni di dati sugli utenti utilizzati per influenzare dei risultati elettorali? Nessuno?

Insomma, proprio loro non brillano per trasparenza e sicurezza. E qui la parola chiave è sicurezza. Non si parlerebbe più di dati “leggeri” quali la posizione geografica, gli interessi o il numero di telefono. Qui si parla di denaro. E col denaro non si scherza.

Anche Visa, Mastercard, Stripe e eBay avranno fatto queste considerazioni, in vista della riunione di Ginevra dello scorso 14 ottobre durante la quale i partner hanno firmato lo statuto dell’associazione. Infatti non si sono presentati, insieme ad altri partner dell’area economica.

Libra Facebook
I partner originari e quelli che hanno deciso di abbandonare il progetto.

Il super social del nuovo millennio

Ora, al di là dello spiegone economico-politico indispensabile per capirci qualcosa, vogliamo parlare di cosa significherebbe per noi comuni mortali Libra?

Se ci avete fatto caso, il Grande Fratello blu ha fatto parecchi preparativi in vista di questo progetto. Quando la criptovaluta era ancora in cantiere, nascevano il marketplace, le offerte, persino le raccolte fondi

Il Marketplace Facebook, in particolare, è l’evoluzione di tutti quei gruppi di “compro/vendo/scambio” che raccoglievano centinaia di migliaia di utenti pronti a barattare o vendere a poco prezzo i loro oggetti usati.

Una conversione di questo sistema in un marketplace regolamentato ovviamente porta dei vantaggi alla piattaforma: consente di avere sotto controllo gli scambi di denaro tra gli utenti e i loro interessi in merito. Di conseguenza, è nata una micro-economia interna, che tanto micro però non è, considerando i 2.3 miliardi di utenti mensili registrati. 

Ma quindi adesso cos’è Facebook?

Facebook non è più un social network puro. Più che concentrarsi sullo scambio di informazioni, la piattaforma ha cominciato a investire sullo scambio di beni e servizi, dando la possibilità alle aziende di vendere i propri prodotti direttamente, senza intermediari o quasi. 

Quindi è un social, un marketplace, una piattaforma video (Watch), un sito di crowdfunding (raccolte fondi), un blog, uno store online di videogiochi (Giochi) con annesso streaming (Facebook Gaming). E si potrebbe andare avanti.

Un super social, dunque, che con l’introduzione di una sua moneta virtuale diventerebbe a tutti gli effetti un sistema auto-sufficiente.

L’ombra del dubbio

Tutto questo è molto bello – anche se un po’ inquietante – ma i risvolti potrebbero essere drammatici per Mark e compagni.

Un social network è, per sua stessa natura, un luogo di condivisione e di distensione. Una finestra di tempo tra le nostre attività quotidiane dedicata allo svago, per lo più. L’unica eccezione probabilmente resta LinkedIn, il social del lavoro, che è ormai obbligatorio per chiunque voglia fare personal branding e, in generale, farsi notare sul web.

La differenza tra LinkedIn e tutti gli altri è quello che potremmo definire il suo “peso specifico”: non si può essere troppo frivoli lì, perché c’è una percezione diversa del suo utilizzo. È un social serio quello, al contrario di un Instagram che celebra la leggerezza e altre forme sferiche.

Facebook, al momento, è una via di mezzo. C’è chi lo considera un mero svago, c’è chi lo sfrutta al massimo per ampliare la propria rete di contatti e trarne un profitto o lo utilizza per lavoro.

Se introduciamo una variabile “pesante” come un portafogli virtuale, però, il discorso cambia. Come vi sentireste sapendo che il vostro profilo, sul quale pochi giorni prima avete condiviso quel simpatico meme, è adesso anche un conto corrente virtuale?

Non è più solo un’altra identità virtuale, perché lì c’è parte del vostro guadagno adesso. C’è un investimento materiale che comporta un rischio. Senza considerare il fatto che i dati riguardanti la conservazione e i movimenti di questi soldi sarebbero a disposizione della Libra Association e dei suoi partner, che si trovano nella posizione di intermediari e di garantisti.

L’ombra di cui vi parlo, che si staglia minacciosa sul futuro della Libra di Facebook, si può condensare in una domanda:

Vi fidereste di Facebook per salvaguardare i vostri risparmi?

E per il social network più diffuso al mondo non rimangono che due soluzioni:

  1. Imporre Libra a tutti i suoi utenti, con il rischio che in molti decidano di non rischiare e quindi di disiscriversi dalla piattaforma, con una perdita esponenziale di utenti;
  2. Non imporre Libra, perdendo l’occasione di sfruttare tutta la sua forza numerica con la possibiltà concreta che la cosa si riduca a un esperimento destinato a pochi entusiasti, rendendo di fatto inutile questo faraonico investimento.

Per avere delle risposte concrete l’attesa è ancora lunga. Forse è solo troppo presto. Forse nessuno di noi è ancora pronto alla moneta social. Nemmeno loro.